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Ormai in
Italia si scende in piazza ovunque e per qualsiasi motivo, tranne che
per proporre qualcosa che non vada a discapito della collettività.
Generalmente il movente è costituito dalla protesta : si protesta per la
perdita dei propri privilegi o per inveire contro lo spauracchio di
turno , la politica USA o Israele, gli OGM o l'invasione degli
stranieri...
Quando poi si tratta di individuare possibili soluzioni , silenzio
tombale.
Avete presente la straordinaria manifestazione , con decine di migliaia
di persone che sfilavano , svoltasi poche settimane orsono in Francia,
per invitare il governo a tenere duro ed a proseguire con la riforma
previdenziale, abolendo gli scandalosi privilegi di una minoranza che
utilizzava l'arma estrema dello sciopero non-stop?
Il tutto organizzato dall'associazione Liberté Chèrie e dal piccolo
partito di Alternative Liberale, decisi ad incalzare la politica del
Presidente Sarkozy con istanze liberali e liberiste.
Bene, stento a credere che qualcosa del genere sia da noi possibile e
meno male che la Francia è un paese, per certi versi, più in crisi del
nostro !
L'esempio più lampante è arrivato oggi dalla vergognosa protesta dei
taxisti romani, capaci di bloccare per ore il traffico della capitale
per " difendersi " dalla liberalizzazione ( modesta e parziale, peraltro
) delle licenze decisa dalla giunta capitolina.
Triste destino di una nazione costretta alla paralisi e all'asfissia da
una politica vile , populista ed antiliberale, degna erede di quei
carrozzoni dirigisti, le cui idee esiziale hanno fatto breccia in fette
larghissime della popolazione.
Ecco la differenza : altrove qualcuno ebbe il coraggio ela forza di dire
: " Io vi prometto lacrime , sudore e sangue " o " non chiedete cosa
l'America può fare per voi, ma cosa voi potete fare per l'America " o ,
ancora , " La Francia ha perduto una battaglia, ma la Francia non ha
perso la guerra ".
Da noi , per contrappunto, "the silence...and nothing more ", avrebbe
lapidariamente scolpito con i suoi versi la situazione il sommo Edgar
Allan Poe.
Lafayette
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