Il ritratto di Antonio Bassolino
 
 

Antonio Bassolino è (almeno nel momento in cui si scrive) il governatore della Campania. Attualmente il suo operato è stato messo seriamente in discussione dalla questione rifiuti che sta attanagliando Napoli e le zone limitrofe e Di Pietro ha chiesto pubblicamente le sue dimissioni. Bassolino è nato ad Afragola il 20 marzo 1947 e comincia prestissimo la sua carriera politica. A 17 anni si iscrive alla federazione giovanile del PCI e, a soli 23 anni, è eletto consigliere regionale. Nel 1971, quindi l’anno seguente, è nominato segretario della federazione di Avellino; incarico mantenuto fino al 1975. L’anno dopo diventa segretario della Campania e lo sarà fino al 1983.

Nel frattempo, siamo nell’80, è nominato responsabile della commissione per il Mezzogiorno: successivamente sarà responsabile anche della commissione del lavoro. Nella sua carriera figura anche la carica di deputato: siamo nel 1987 e viene eletto nella circoscrizione di Catanzaro.

 

Nel 1992 viene rieletto deputato e diventa un membro della commissione parlamentare del commercio e del turismo. Resiste a Tangentopoli e, anzi, viene favorito da Mani Pulite. Infatti a seguito degli scandali che coinvolgono Napoli il PDS lo candidano a sindaco nel 1993: viene eletto e manterrà la carica anche con le successive elezioni del 1997, ottenendo ben il 72,9% dei voti. Nel 1998 diventa Ministro del lavoro ma decide di dimettersi per l’uccisione del suo consulente giuridico, Massimo D’Antona.

Nel 2000 si dimette da sindaco per diventare governatore della Campania. Viene eletto, nonostante le polemiche per aver abbandonato la carica di sindaco di Napoli per prestigio personale, con il 54,3% dei voti. Nelle elezioni di aprile 2005 viene riconfermato: prende il 61,6% dei voti. Bassolino, giornalista pubblicista, oltre ad aver pubblicato dei saggi, ha vinto anche il premio “Gold star” dall’Associazione dei giornalisti europei per la promozione turistica e culturale di Napoli.

 

I pm della Procura della Repubblica di Napoli Giuseppe Novello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore Camillo Trapuzzano, il 31 luglio 2007 hanno chiesto il rinvio a giudizio di Bassolino e di altre 27 persone per i presunti reati che avrebbero commesso durante il periodo tra il 2000 e il 2004: all’epoca l’attuale governatore era commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. I reati sono di frode in pubbliche forniture e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. I magistrati sostengono che a causa della mancanza degli impianti (e anche della loro inadeguatezza) il ciclo rifiuti non avrebbe mai potuto funzionare come era previsto nel contratto stipulato con la Impregilo (la società che aveva vinto l’appalto per la gestione dei rifiuti). Tutti sapevano, ma nessuno parlava. L’inchiesta ha portato anche al sequestro di oltre 700 milioni di euro che dovevano alle società per la costruzione dell’inceneritore di Acerra e il gip del Tribunale di Napoli, Rosanna Saraceno, il 27 giugno 2007 ha disposto l’interdizione per contattare la pubblica amministrazione (riguardante solo smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti) per un anno ad alcune società del gruppo Impregilo. Inoltre la Corte dei Conti (presidente Salvatore Straro) ha condannato Bassolino a risarcire 3 milioni e 200 mila euro per aver istituito, sottraendo fondi destinati all’emergenza rifiuti, un call center per fornire ai cittadini informazioni su “tematiche di natura ambientale”, quando era commissario straordinario dell’emergenza rifiuti.

In questo progetto erano stato spesi 3 milioni di euro.

 

Dulcis in fundo è stato criticato perché ha svolto, per conto della Regione Campania, delle operazioni svantaggiose dal punto di vista economico con la banca USB presso cui lavora il figlio Gaetano. Tutto documentato dalla trasmissione Report andata in onda il 14 Ottobre 2007 in cui si affermava che l'operazione è costata alla Regione Campania 28 milioni di euro di costi impliciti, trasferendo il tutto sulle gestioni future. Ecco chi è il governatore che la stragrande maggioranza dei napoletani non sopporta più e che ha, forse, l’indice di popolarità più basso fra tutti i governatori delle regioni d’Italia.

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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