Nuovi ministri: si poteva fare di meglio

 
 

Nominati i ministri del Berlusconi IV. In totale Berlusconi ha scelto 22 ministri. Si pensava che con gli ultimi ministri del governo Prodi e l’elezione di Schifani al Senato si fosse raggiunto l’apice. Invece non è così, Berlusconi peggio non poteva fare, nemmeno se avesse voluto farlo apposta.

 

Agli esteri c’è Franco Frattini che in una intervista dichiarò di voler monitorare e censurare “parole pericolose” come “bombe”, “uccidere”, “genocidio” e “terrorismo”. Inoltre fu censurato dal Parlamento europeo poiché si espresse contro la circolazione libera delle persone nell’UE. Fu presentata una risoluzione dalla sinistra europea che ottenne 306 sì, 86 no e 37 astenuti. Agli interni abbiamo Roberto Maroni, condannato a 4 mesi e 20 gironi per resistenza a pubblico ufficiale quando il 18 settembre 1996, a Milano, si scontrò con la polizia. Maroni riportò anche alcune ferite per difendere il locale della Lega dalla perquisizione della polizia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è Gianni Letta, che l’8 aprile 1993 quando era vicepresidente della Fininvest Comunicazioni fu interrogato dall’allora pm Di Pietro. Letta ammise che nel 1988 Antonio Cariglia, allora segretario del PSDI, lo contattò affinché avesse più spazio sulle reti di Berlusconi e per avere contributi per il partito, la cui cifra forse ammonta a circa 70 milioni di lire (il reato di violazione della legge sul finanziamento ai partiti fu amnistiato fino al 1989).

 

L’erede di Padoa-Schioppa sarà Giulio Tremonti: nel primo governo Berlusconi, datato 1994, promosse una legge che risultò anche sul piano della loggia P2. Il ministro dell’economia infatti promosse la legge per la defiscalizzazione degli utili di impresa reinvestiti nelle attività produttive; la legge Tremonti prevedeva un minor livello delle aliquote per le riserve di capitale, ammortamenti, e alcuni investimenti per formazione, attrezzature e macchinari. Prima del secondo governo Berlusconi, datato 2001, Tremonti era stato molto critico sui condoni e infatti sul Corriere della Sera del 25 Settembre 1991 dichiarò che «in Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge». Dal 2001 al 2006 varò diversi condoni, beccandosi anche una denuncia dall’UE.

 

Ministro della Giustizia sarà Angelino Alfano, un Berlusconi-boy, che in un video acquisito dalla Procura di Palermo baciò il capomafia di Palma di Montechiaro (Agrigento), Croce Napoli, in occasione del matrimonio della figlia del mafioso. Alfredo Vito è ministro dei rapporti col Parlamento: la Camera dei deputati il 18 marzo 1993 concesse l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti accusato per voto di scambio; nello stesso anno, l’8 aprile, viene accusato dai giudici napoletani di avere rapporti con la criminalità organizzata e di corruzione. Per questo viene condannato l’11 dicembre a due anni con la sospensiva, dopo il patteggiamento avuto con la promessa però di ritirarsi per sempre dalla politica e con l’obbligo di restituire 5 miliardi per ben 22 episodi di corruzione a Napoli. Tra i più giovani ministri della storia della Repubblica, classe 66’, Stefania Prestigiacomo è Ministro dell’Ambiente. Alla fine, dopo varie polemiche, Roberto Calderoli è ministro della Semplificazione. L'11 giugno 2007 viene iscritto al registro degli indagati, con l'ipotesi di appropriazione indebita, dalla Procura della Repubblica di Lodi nell'indagine sui comportamenti del banchiere Giampier Fiorani e di Antonveneta. Fu accusato di resistenza a pubblico ufficiale, reato poi prescritto.

 

Mariatella Gelimini è il Ministro di Istruzione,Università e Ricerca scientifica. Dal 1998 al 2002 è Presidente del Consiglio comunale di Desenzano, in provincia di Brescia, e nel 2000 fu sfiduciata per inoperosità. Claudio Scajola è Ministro dello Sviluppo economico. Nel 1980 fece parte al Consiglio comunale di Imperia ma in seguito a pesanti accuse giudiziarie fu costretto a dimettersi. In questa vicenda fu accusato di tentata concussione aggravata; viene assolto perché il fatto non sussisteva. Diventa famoso, però, per il G8 di Genova. All’epoca era ministro dell’interno. In una relazione all’organizzazione del G8 ammise di aver autorizzato a sparare nel caso ci fossero manifestanti («Fui costretto a dare ordini di sparare»). Nel 2002 venne assassinato dalle brigate rosse Marco Biagi che era consulente del governo. Scajola qualche tempo prima gli aveva tolto la scorta nonostante lo stesso Biagi dichiarò più volte di averne bisogno. Addirittura l’attuale Ministro dello Sviluppo Economico in una chiacchierata a dei giornalisti disse: «A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull' articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte. Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza». Questa affermazioni portarono a furor di popolo alle dimissioni di Scajola il 3 Luglio 2002. Matteoli prenderà il posto di Di Pietro alle Infrastrutture.

 

L’esponente del Popolo della libertà è imputato a Livorno per favoreggiamento verso il prefetto di Livorno poiché avrebbe avvertito quest’ ultimo di indagini a suo carico per uno scandalo di abusi edilizi consentendo all’ex prefetto di inquinare le prove. Il processo è iniziato il 20 ottobre 2006. Il 17  maggio 2007 la Camera l’ha bloccato (394 voti favorevoli, 2 contrari e 32 astenuti), con una motivazione davvero singolare: ha sollevato infatti  un  conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale contro il Tribunale dei ministri che, spogliandosi del  caso in quanto Matteoli è accusato come comune cittadino e non come ex ministro, non ha ritenuto di chiedere alla Camera l’autorizzazione  a  procedere  prevista  per  i  ministri  accusati  di  reati  commessi  nell’esercizio  delle  proprie  funzioni.  Così  il  processo, in attesa della Consulta, si ferma. Alle riforme ci andrà Umberto Bossi, condannato definitivamente dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il 26 luglio 1997, inoltre, dichiarò che «quando vedo il tricolore mi inca..o. Il tricolore lo uso per pulirmi il c..o». Per questa affermazione il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione lo ha condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi di reclusione. Il 14 settembre 1997 invece dichiarò, davanti a una signora che esponeva il tricolore: «Il tricolore lo mandi al ce..o signora. Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore». In seguito a varie modificazione ad personam la Cassazione ha potuto solo condannarlo a pagare 3mila euro di multa. Sandro Bondi andrà i Beni Culturali. Passato dal PCI a Forza Italia: è famoso per le sue poesie e nel 2001, per aver redatto “Una storia italiana”, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito a tutte le famiglie italiane per fare propaganda al suo capo. Alle politiche agricole c’è Zaia, a cui fu ritirata la patente per eccesso di velocità (193 km/h nell’autostrada A27 vicino Conegliano, in provincia di Treviso); ha ribadito più volte di alzare il limite di velocità di almeno 20 km/h.

 

Andrea Ronchi, finiano doc e primo firmatario per una proposta di legge sulla vendita collettiva dei diritti televisivi delle partite di calcio, va alle politiche comunitarie. Sacconi va al Welfare: fu lui uno dei destinatari delle tante lettere di Marco Biagi in cui reclamava una scorta adeguata. Sacconi, purtroppo, ha fatto orecchie da mercante. Fitto è il Ministro per i Rapporti con le Regioni. Il Parlamento respinse l’autorizzazione a procedere della Procura di Bari dopo che quest ’ultima chiese alla Camera (Fitto era deputato) gli arresti domiciliari del ministro con l’accusa di illecito affidamento dell’appalto in gestione di 11 residenze sanitarie private assegnate alla famiglia Angelucci, che sono anche editori del quotidiano “Libero”. Secondo l’accusa Giampaolo Angelucci in occasioni delle elezioni regionali avrebbe dato 500mila euro a Fitto per ottenere l’appalto delle 11 residenze sanitarie. Renato Brunetta, economista, è Ministro della PA e Innovazione. Negli anni 80’ e 90’ ha collaborato come consigliere economico per i vari governi dell’epoca: in quel periodo il rapporto debito-PIL è salito dal 70% al 92% e il debito pubblico va da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire. Giorgia Meloni è Ministro per le Politiche Giovanili: è stata artefice di una campagna contro, secondo lei, la faziosità dei testi scolastici accusati di essere sbilanciati a favore della Resistenza (stesso pensiero di Dell’Utri), delle teorie della relatività, della geometria euclidea e del Darwinismo.

 

Ministro dell’Attuazione del programma è l’esponente della Dc per le autonomie è Gianfranco Rotondi: ha dichiarato di essere favorevole alla grazia per Bruno Contrada, ex dirigente del SISDE, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ha girovagato un po’: è passato dal partito popolare all’Udc per finire della Dc per le autonomie, confluita poi nel Popolo delle libertà. La showgirl Mara Carfagna è Ministro per le Pari Opportunità. Nel 1997 si è piazzata sesta a Miss Italia. Maxim ha pubblicato anche alcune sue foto senza veli. Nel 2001 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno e nel 2006 conduce Piazza Grande con Giancarlo Magalli. Nel gennaio 2007 Berlusconi, durante la serata di premiazione dei Telegatti, le disse che «se non fossi già sposato la sposerei subito». Infine, il Ministro della Difesa è Ignazio La Russa: ha partecipato come doppiatore nel cartone animato I Simpson ed è apparso nel film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio la cui pellicola si apre con alcune riprese reali di un comizio dell’MSI a Milano. L’ oratore è proprio il giovane, all’epoca, La Russa.

 

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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