Il PD come Grillo. O quasi

 
 

Come Beppe Grillo. O almeno, per racimolare i voti dei grillini, il Partito Democratico si è adeguato in minima parte, all’iniziativa di legge popolare indetta l’8 Settembre con l’ormai famoso V-Day organizzata dal comico. Primo punto: i condannati fuori dal Parlamento. Veltroni ha dichiarato che “il Partito Democratico non candiderà condannati in via definitiva” ( anche se lo statuto del PD parla semplicemente di condannati per reati contro l’amministrazione pubblica e non in generale ).

Questo vuol dire che gente molto influente non potrà prendere parte alle prossime elezioni e ciò causerà, inevitabilmente, dei malumori.

Per esempio Vincenzo Visco nel 2001 è stato condannato in via definitiva per abusivismo edilizio a causa di alcuni ampliamenti illeciti della sua abitazione a Pantelleria (provincia di Trapani), con una pena di 10 giorni di arresto, 20 milioni di lire di ammenda e l'ordine di riduzione in pristino dei luoghi, cioè la demolizione delle opere abusive. Non si sa se il segretario del PD sia davvero così coerente con quello che ha dichiarato.

Secondo punto: limite dei mandati. Sullo statuto del PD è segnalato che un iscritto non può svolgere più di tre mandati.(punto 2. dell'art.22: "Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati"). Questa regola non vale per tutti ma si può derogare, su richiesta dell’interessato, per personalità di particolare rilevanza. I vari Fassino, D’Alema che sono moto influenti all’interno del partito potranno ricandidarsi tranquillamente, basta chiederlo. Nessun ricambio generazionale sembra esserci all’orizzonte. Terzo punto: preferenza diretta. Sembra che Veltroni voglia indire le primarie per nominare i candidati che si presenteranno alle elezioni del 13 Aprile visto che ci saranno le liste bloccate a causa della “porcata” di Calderoni. Ma su questo punto ancora deve esserci un accordo. Walter Veltroni, però, nonostante lo Statuto del PD sia simile alla legge di iniziativa popolare dell’8 Settembre, non ha incontrato le simpatie di Beppe Grillo e quest’ultimo non esita a scagliarsi contro l’avversario di Silvio Berlusconi delle prossime elezioni.

 

 

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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