Il caso Travaglio-Schifani: quando la verità fa male

 
 

Sabato 10 Maggio Marco Travaglio va a “Che tempo che fa” e racconta delle amicizie mafiose del presidente del Senato Renato Schifani. Si scatena un putiferio. C’è chi parla di “presunte” amicizie ma, prima falsità, gli amici e soci di Schifani ( Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà) non sono presunti. Sono reali. Avevano già raccontato tutto Enrico Bellavia di Repubblica nel 2002 e nello stesso anno Marco Lillo e Franco Giustolisi per conto de “L’Espresso”. Inoltre qualche anno dopo esce il libro “I complici” di Lirio Abbate (sotto scorta per via di minacce della mafia) e Peter Gomez e si parla di questo. Non era stato fatto tutto questo putiferio solo perché, come sostiene anche Travaglio, “la televisione la guardano tutti mentre i libri e i giornali li leggono in pochi”. Quindi ciò che si legge sui libri è come se non esistesse. Il giorno dopo nessuno ha chiesto a Schifani delle varie consulenze del comune di Villabate e delle sue amicizie mafiose né è arrivata una decisa e ferma smentita del presidente del Senato: se l’è cavata con un “vogliono minare il dialogo con l’opposizione”. Non si sa bene cosa c’entri in questa questione. Forse solo l’uscita di Travaglio, un po’ ironica,  in cui sostiene che dopo Schifani ci sarà “la muffa o forse il lombrico” può essere attaccata. Ma ciò è ironia e satira, e la satira per definizione è quasi offensiva. Se non si vuole essere oggetto di satira, come sosteneva il sommo poeta Ovidio, bisogna comportarsi bene e non avere vizi che possano minare il bene della popolazione. Fra i pro-Schifani c’è il direttore di Raitre Paolo Ruffini che ha sostenuto che Travaglio ha “gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato”. Ruffini, però, è in evidente conflitto di interessi: sua madre è la sorella di La Loggia,parlamentare di Forza Italia, socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker. In poche parole Ruffini è il nipote di Enrico La Loggia: un giudizio super-partes, insomma. Non potendo attaccare il ragionamento si attacca il ragionatore e  si è detto che l'imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Travia a Marco Travaglio. Tutto falso, come ha dichiarato anche il legale di Aiello. Insomma, Travaglio da Fazio ha raccontato solo fatti mettendoci un po’ di ironia, come suo solito: se a Schifani o chi per lui ciò ha dato fastidio la prossima volta prima di fondare una società scelga meglio i propri soci.

 

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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