Giuseppe Sculli, il nipote del boss che gioca a calcio
 
 

Giuseppe Sculli ha vinto il campionato under 21 nel 2004 ed è medaglia olimpica ad Atene conquistata nello stesso anno. Dopo aver vestito le maglie di Juventus, Crotone, Modena, Chievo Verona, Brescia e Messina attualmente gioca titolare nel Genoa in serie A come attaccante esterno. I tifosi napoletani se lo ricordano bene poiché in questo campionato ha segnato contro il Napoli sia all’andata sia al ritorno. In Calabria però è famoso perché e' il nipote prediletto di Giuseppe Morabito, detto 'u tiradrittu, boss della 'ndrangheta arrestato nel 2004, che un tempo non si perdeva una sola partita del nipote calciatore. Sculli infatti è il figlio di  Francesco, direttore dell'ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio ( in provincia di Reggio Calabria ) e di Caterina Morabito, casalinga. Sculli però pare aver imparato come si vive in quell’ambiente. Infatti il 21 Ottobre 2005 la magistratura di Reggio Calabria lo ha messo sotto inchiesta per “associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio”nell’ambito di una inchiesta chiamata “Operazione Ciaramella”. L’accusa è molto grave: il giocatore del Genoa avrebbe minacciato alcuni cittadini di Bruzzano Zeffirio a votare il sindaco uscente Rosa Marrapodi.

Nel mondo del calcio, inoltre, non si è fatto conoscere solo per le sue qualità calcistiche. E’ stato accusato di aver truccato, quando giocava nel Crotone una partita di calcio. Si tratta di Crotone – Messina, ultima giornata del campionato 2001/02 di serie B. Il Messina vince 2 a 1 contro un Crotone già retrocesso e riesce a salvarsi per un soffio. L’accusa è di aver truccato questa gara con lo scopo di estorcere 20 milioni di lire alla squadra siciliana per non alterare il presunto accordo per la vittoria del Messina, poi avvenuta senza troppe difficoltà. Un reato che costerà a Sculli una squalifica di 8 mesi inflittagli dalla commissione disciplinare il 28 Novembre 2006. Sembra che il nipote prediletto di ‘u tiradrittu abbia imparato molte cose dal nonno. Forse un po’ troppo.

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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