Fuori Antonello Antinoro, dentro l’amico di Brusca

 
 

Dopo Cuffaro, il 18 gennaio 2008 dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo e condannato a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, ecco l’amico di Giovanni Brusca. L’UDC ne sforna uno dopo l’altro. L’amico di Brusca è Salvatore Cintola, che ha preso il posto di Antonello Antinoro cessato dal mandato di Senatore della Repubblica il 19 giugno per via di sue dimissioni  optando per la carica di deputato all'assemblea regionale Siciliana. Giovanni Brusca è il mafioso che confessò di aver compiuto oltre 100 delitti ma, ci tiene a precisarlo, « di sicuro meno di duecento ». Ha ucciso materialmente Giovanni Falcone, la moglie e i tre agenti di scorta; nel suo curriculum vanta anche l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido. Salvatore Cintola, proclamato Senatore il 24 giugno, fu assessore regionale del primo governo Cuffaro, è finito sul registro degli indagati per 4 volte. In una inchiesta per riciclaggio della Procura di Palermo la sua posizione fu archiviata per due volte ma poi in seguito alle dichiarazioni della donna pentita Giusy Vitale le indagini furono riaperte. Cintola ebbe un ruolo di primo piano, inoltre, nel progetto, ideato nei primi anni dal cognato di Totò Riina, Leoluca Cagarella, di fondazione del partito di Cosa Nostra chiamato Sicilia Libera: il progetto alla fine non ebbe luce. Cintola fu indagato per concorso in associazione mafiosa perché secondo gli inquirenti era a conoscenza dei tentativi, effettuati nel 2004,  per neutralizzare la deposizione del pentito Angelo Siino in un processo su mafia e appalti. A voler provare a inquinare le dichiarazioni di Siino fu l’imprenditore Romano Tronci: quest’ ultimo fu condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare Tronci e Cintola si recarono a casa della cognata di Siino, Antonina Bertolino, affinché chiedesse a Siino di non metterli nei guai. La donna si rifiutò di aiutarli e non disse nulla al pentito. Secondo i giudici « emerge chiaramente come il profilo di consapevolezza di Cintola sia ben superiore a quanto da lui stesso rappresentato nel processo.

 

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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