Chi è l’Almirante a cui Alemanno vuole dedicare una via

 
 

“Credo sia giusto affrontare in Consiglio comunale un dibattito finalizzato ad intitolare una strada a Giorgio Almirante“. Così il sindaco di Roma Alemanno ha risposto a chi gli ha chiesto se avesse intenzione di dedicare una via a Giorgio Almirante, ex segretario dell’MSI. Almirante è colui che nel libro “La difesa della razza” nel 1938 scrisse che «il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato.

 

Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera». Una tesi che in futuro sconfesserà. In un articolo, nel 1942 e intitolato “Contro le pecorelle dello pseudo-razzismo antibiologico”, rispondendo a chi diceva che le teorie razziste erano inconciliabili con il cattolicesimo a cui il fascismo si rifaceva scrisse che «noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […]. Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo». Dopo l’armistizio dell’8 settembre Almirante aderì alla Repubblica Sociale Italiana fondata a Salò e si arruolònella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo.

 

Divenne dipendente del Ministero della cultura popolare della Repubblica di Salò. Qui si impegnò nella lotta ai partigiani il Val d’Ossola e a Grosseto. Secondo Giorgio Bocca in questa fase Almirante uccise molti partigiani. Per disciplina di partito si schierò contro il divorzio ma divorziò da Gabriella Magnatti e risposarsi con Assunta Stramandinoli, conosciuta quando era sposata con il marchese De Medici e rimasta poi vedova del primo marito. Come Casini del resto: ufficialmente contro il divorzio ma nei fatti è divorziato.

 

Almirante fu accusato di tentata ricostituzione del partito fascista e l’allora Procuratore Generale di Milano, Luigi Bianchi d'Espinosa, decise di chiedere alla Camera l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti; fu concessa il 24 maggio 1973 con 484 voti a favore contro 60, ma l'inchiesta non ebbe alcun esito e venne archiviata. Fu favorevole alla pena di morte, inoltre, alla pena di morte per i terroristi colpevoli di omicidio. In barba alla Costituzione. La via ad Almirante: tutto in linea con la deriva fascista che sta avendo l’Italia.

 

 

 

Raffaele Zanfardino

 
 
 

 

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