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Tutto ha inizio nel 1999, è in carica il governo di
centro-sinistra e lo Stato vara la gara per il piano di assegnazione
delle frequenze televisive. A questa gara si presenta, oltre a
Berlusconi con le sue tre reti, anche l’editore Di Stefano con la sua
Europa 7. Berlusconi parte sfavorito, tutti sono convinti che perderà la
concessione delle frequenze di Rete4, visto che la sent. n°420 della
Corte Costituzionale del 1994, aveva dichiarato illegittima tale rete
dato che un unico soggetto non può avere più di due concessioni
televisive.
La gara finisce con la vittoria di Europa 7. In poche parole Rete 4
perde il diritto di trasmettere, e le sue frequenze devono essere
occupate dall’emittente di Di Stefano a partire dal 1 gennaio del 2000.
Europa 7 si prepara ad aprire i battenti, quando accade un fatto
sconcertante(il primo di una lunga serie), che in un paese democratico
non dovrebbe mai verificarsi: il ministero contravvenendo al risultato
di una gara pubblica, non concede le frequenze e con un’autorizzazione
ministeriale del 1999(non prevista da nessuna legge), permette la
prosecuzione delle trasmissioni di Rete4.
Di Stefano non ci sta, e da questo momento inizia ad agire per vie
legali, facendo ricorso al TAR del Lazio, al Consiglio di Stato e alla
Corte Costituzionale.
Proprio quest’ultima si pronuncia a tal proposito nel 2002 con la sent.n°466,
ribadendo che nessun privato può ottenere più di due frequenze e le reti
eccedenti, in questo caso Rete4, devono cessare la propria attività
entro il 31 dicembre 2003. Riassumendo, dal 1 gennaio 2004 Rete4 deve
fare posto ad Europa 7.
A questo punto dovrebbe essere finita, Di Stefano ha dalla sua: una
vittoria di una gara pubblica e una sentenza della Corte Costituzionale.
Ma a quanto pare in Italia ciò non basta e alla fine del 2003, a pochi
giorni dal termine del 31 dicembre, viene approvata la legge Gasparri,
che permette a Rete4 di continuare a trasmettere su scala analogica, in
netto contrasto con la sentenza costituzionale del 2002. Ma si presenta
un intoppo, la legge viene respinta dal Capo dello Stato e ciò significa
che irrimediabilmente Rete4 non può più essere “salvata”. Però con un
colpo di coda si riesce a varare un Decreto Legge(passato alla storia
come il “salvarete4”) , che viene approvato in fretta e furia il 24
dicembre, sette giorni prima della scadenza del termine. Nel luglio
2005, il Consiglio di Stato, dopo il ricorso di Europa 7, ha chiesto
alla Corte di Giustizia Europea di rispondere a 10 quesiti, dove si
mettono in discussione le leggi italiane in materia di televisioni ed è
in ballo una richiesta sempre da parte di Europa 7 per risarcimento
danni da parte dello Stato di 3 miliardi di euro per la mancata attività
televisiva. Il 30 novembre si è tenuta l'udienza alla Corte di Giustizia
Europea che dovrebbe emettere la sentenza questo mese.
Intanto è arrivato il Disegno di legge Gentiloni, dove ancora una volta
non si fa riferimento alla vicenda che ha visto come vittima l’emittente
televisiva di Di Stefano, la quale viene ancora una volta trattata come
pezza da piedi dallo Stato. Lo stesso Stato che la decretò vincitrice
della gara pubblica del 1999.
Giovanni Picone |
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