Mastella e i suoi

 
 

Solo l’Italia poteva avere Clemente Mastella come ministro della Giustizia. Un uomo che, da quando è crollata la vecchia DC, riesce sempre a salire sul carro dei vincitori e a essere l’ago della bilancia di un governo. Stavolta la croce è toccata a Romano Prodi, subito ricattato da Mastella e costretto a nominarlo, appunto, Ministro. Molti esponenti dell’Udeur, il partito di Mastella, hanno dei serissimi problemi con la giustizia.

Sembra strano ma è così. Il partito del ministro della Giustizia e i suoi esponenti che hanno problemi con la giustizia. Senza dimenticare che Clemente, dal 1976 ininterrottamente in Parlamento, è compare di nozze di Francesco Campanella, mafioso "pentito", ex braccio destro del boss di Villabate Nino Mandalà. Inoltre nei primi giorni di febbraio di quest’ anno viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. Gli inquirenti hanno formulato l’ipotesi di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. All’epoca dei fatti Mastella, anno 2002, era membro a tutti gli effetti del consiglio di amministrazione della Società di cui era, tra l'altro, vicepresidente e quindi l'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto. Mastella si è ovviamente chiamato fuori dal crac della squadra, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società. Mastella è anche coinvolto nel caso “Il campanile” ( in pratica secondo l’Espresso il Ministro usava i soldi del finanziamento pubblico al suo giornale, appunto “il campanile”, per viaggi e trasferte) e “Why not” (di cui si sono spesi fiumi di inchiostro). Marco Verzaschi, ex sottosegretario alla Difesa in quota Udeur, dal 10 Dicembre 2007 è agli arresti domiciliari poiché è stato accusato di corruzione e concussione, nell'ambito di un'indagine sulla ASL di Roma. Franco La Rupa, sindaco di Amantea e capogruppo dell'Udeur Regionale in Calabria, è indagato dal 9 Dicembre 2007 nell'ambito di una inchiesta sul controllo del porto di Cosenza per associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata a una serie di reati che vanno dall'estorsione all'usura e al traffico di droga. Coinvolti alcuni esponenti della cosca Gentile-Besaldo di Amantea. Il con suocero di Mastella, Carlo Camilleri, è coinvolto in uno strano intrigo. I pm hanno avanzato al gip Francesco Chiaromonte richieste di misure interdittive per sette indagati, che dovranno rispondere, a vario titolo, di corruzione, falso, rivelazione di segreto ed abuso d’ufficio. Si tratta del Presidente del Consiglio di Stato, Paolo Salvatore; del capo della Procura di Foggia, Vincenzo Russo; del Prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano; di tre giudici amministrativi del Tar Campania, Carlo D’Alessandro, Ugo De Maio, Francesco Guerriero; e anche di un vigile urbano, Luigi Treviso, il quale pare abbia annullato un verbale di contravvenzione su richiesta dell’allora sindaco di Allignano (Domenico Bove, dell’Udeur, arrestato nell’ambito di un’altra inchiesta che riguardava i reati di turbativa d’asta, concussione, associazione per delinquere e corruzione) in favore di Carlo Camilleri, ingegnere di Benevento, presidente dell’autorità di bacino del Sele, e,appunto,con suocero di Mastella. Stefano Cusumano, ex capogruppo Udeur alla Camera ma in questa legislatura in Senato, è stato arrestato nel 1999 e ora è imputato per gli appalti truccati in cui è coinvolta anche la mafia. Ermanno Pierri, presidente Udeur del consiglio comunale di Brindisi, è stato arrestato 2 volte per concussione assieme al sindaco Antonino. Vittorio Insigne, consigliere campano dell’Udeur, è indagato per concorso in camorra. Leonardo Maffione, consigliere pugliese dell’Udeur, è stato arrestato per frodi comunitarie. L’elenco non finisce qui e è davvero lunghissimo. C’è però qualcuno che si è dissociato da questa linea di condotta. In provincia di Chieti Enzo Di Renzo nel Dicembre 2007 ha lasciato l’Udeur in piena polemica. Con una dura lettera inviata al segretario nazionale Clemente Mastella e al segretario regionale Liberato Aceto, Di Renzo rassegna le sue “irrevocabili dimissioni” a causa di quei “soggetti cooptati dall’alto senza la necessaria investitura popolare e soprattutto senza il consenso della base del partito”.

Sperando che non sia un oasi nel deserto.

 

 

 

Raffaele Zanfardino