|
I contributi alle associazioni dei consumatori |
|||
|
“Non si può far nulla contro i costi di ricarica, sono un’imposta governativa”. Questa era la risposta di tutte le associazioni dei consumatori sul perché solo in Italia, prima del decreto Bersani, per effettuare una ricarica si dovesse spendere il 20% sull’importo della medesima. Eppure è bastata una petizione, che ha raccolto circa 800 mila firme, lanciata su Internet da Andrea D’Ambra, uno studente di Scienze politiche alla Federico II, appoggiato da Beppe Grillo (che hanno fatto pressioni sull’UE e sull’AGICOM affinché ci vedessero chiaro su questa faccenda) per abolire i famosi costi di ricarica.
Perché Federconsumatori, Adusbef, Adiconsum e Codacons, per fare qualche nome, non si sono davvero impegnate?
Perché hanno fatto orecchie da mercante?
Semplice, il motivo è che queste associazioni hanno diritto dallo Stato e ogni anno a un contributo annuale: basta che pubblichino periodici attinenti l’attività statuaria.
L’erogazione è ripartito nel modo seguente:
Su un totale di 496.459,77 euro, fonte la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono stati erogati:
Senza dimenticare i Progetti cofinanziati delle Regioni (cliccare qui) e quelli delle Associazioni nel CNCU (cliccare qui) pagati dallo Stato per difendere i cittadini dallo Stato.
|
|||