| |
Conti in
tasca ai 1247 politici di professione delle Regioni. Pagati da tutti
noi, in diciannove Regioni e due Province autonome, per gestire il 43
per cento del fatturato dell’azienda Italia. Pari a 165 miliardi di
euro: liretta più o meno,significano 320 mila miliardi. Questi 1247
politici a tempo pieno sono i presidenti, i consiglieri regionali, gli
assessori esterni e i «sottosegretari» (ultima invenzione) che gli
italiani pagano con le loro tasse. Mentre il Paese barcolla sotto il
peso della spesa pubblica senza freni, come si comporta questa nuova
classe dirigente che dovrebbe dare segnali di cambiamento, quando si
tratta di
decidere per se stessa? Aumenta le cariche, consolida i propri staff di
consulenti (con qualche eccezione), si concede generose indennità
parametrate ai deputati con tutto il contorno di benefit, diarie e
portaborse. Gli ultimi sono stati i siciliani. Li autorizza una legge
del 1947: sono 90 deputati a tutti gli effetti, con tanto di onorevole
davanti al nome. Rappresentano il primo esempio di autonomia in Italia e
i loro stipendi sono equiparati al cento per cento di quanto ricevono i
senatori. Qualche settimana fa si sono ancora adeguati
l’emolumento:incassano circa 20 mila euro al mese. Toscana, Lazio e
Puglia sono riuscite a modificare lo statuto prima del voto di aprile,
così i consiglieri sono aumentati: più dieci a Roma e Bari
(centrodestra) e più 15 a Firenze (centrosinistra). Nel giugno scorso la
giunta regionale del Veneto ha portato a 4 le persone che assessori e
presidente possono portarsi nei propri uffici dall’esterno, cioè non i
pendenti regionali. Una cinquantina di persone, più altrettante circa in
Consiglio regionale, compresi ex autisti assunti (a tempo determinato,
si capisce) con stipendi da dirigenti. Nel frattempo Valentina Galan,
sorella del presidente, ha lasciato l’ufficio di presidenza - aveva
fatto regolare concorso, s’intende - per andare in una Usl a Padova. In
Campania, tanto per tenersi buoni quelli dell’opposizione, il ds
Bassolino ha invece concesso di tutto, con aumenti di commissioni e
incarichi. Loiero (Margherita, Calabria, ex ministro ed ex Udeur) si è
invece inventato tre
sottosegretari - figura del tutto nuova nelle Regioni - dando tre
incarichi: su Gioia Tauro, sull’Europa e sull’assetto istituzionale. A
quest’ultimo ruolo ha chiamato Paolo Naccarato, ex Forza Italia, uomo di
fiducia di Cossiga. Tanto per non sbagliare. Un esempio contagioso. Sia
Formigoni (Forza Italia, Lombardia) sia Errani (Ds, Emilia-Romagna,
nonché presidente della Conferenza dei governatori) hanno ora il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio.Ma è nella giungla delle
«indennità di carica» che emergono in modo più palese gli sprechi, i
privilegi concessi a piene mani, e anche le incomprensibili differenze
tra Regioni e Regioni. Stabilita la «base» degli stipendi di questi 1247
professionisti della politica, cioè la percentuale dell’indennità di
carica del parlamentare cui sono parametrati.Si evince che un drappello
di nove assemblee elettive ha varato leggi «morigerate» per fissarsi gli
emolumenti: Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche,
Molise, Toscana e Veneto fissano lo stipendio al 65 per cento di quello
dei deputati. Al top la Sicilia. Generoso anche il Piemonte, con l’85
per cento, a metà strada si piazzano sette Regioni con l’80: Calabria,
Campania, Lombardia, Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria.La «indennità
di carica», sulla quale si possono fare i confronti tra Regioni e che
permette di arrivare al costo per ciascun cittadino, è soltanto la voce
«ufficiale» e più facilmente individuabile. E le differenze sono
considerevoli: da 8 mila euro lordi al mese fino a 12 mila.A questi
soldi vanno aggiunte altre prebende non tassate, come la «diaria»
(i parlamentari l’hanno a 4003 euro il mese), il rimborso spese per le
missioni, i finanziamenti ai gruppi, i portaborse, ecc. Il che può
portare
- secondo i calcoli che ha fatto in Sardegna il comitato «Il Grifone»,
che sta raccogliendo le firme per dimezzare gli emolumenti - a un
introito di 18 mila euro mensili per ogni «peone», cioè consigliere
senza cariche. Perché poi esistono le indennità «di funzione» che alzano
le entrate: fino al 120 per cento per un presidente di giunta, come in
Piemonte, o al 90-100 per cento per presidenti di commissione, segretari
delle medesime, assessori e capigruppo. In molte Regioni i consiglieri
senza cariche si contano sulle dita di una mano. La legislatura
regionale è decisamente in salita, rispetto all’opinione pubblica: i
governatori sono accusati di sprecare i soldi con la sanità, di aver
fatto accordi (a destra e a sinistra) per tacitare le
opposizioni. Quanto ai Consigli regionali, depauperati del loro ruolo
dallo strapotere dei presidenti di giunta, si consolano come possono.
Eppure non sono più i tempi delle vacche grasse. Fassino l’aveva
spiegato ai suoi presidenti, prima del caso Bankitalia, che la questione
morale va applicata anche in periferia. Alcuni governatori, come
Marrazzo in Lazio e Bresso in Piemonte hanno già incominciato a
tagliare, ma la strada è lunga.
Zanfardino Raffaele |
|